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<channel><title><![CDATA[FARMACIA DI MEDEA - BLOG]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog]]></link><description><![CDATA[BLOG]]></description><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 04:05:02 -0700</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Un racconto]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/un-racconto]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/un-racconto#comments]]></comments><pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:57:54 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/un-racconto</guid><description><![CDATA[Per tanto tempo ho letto e mi sono interessato di folclore e mitologia. Non ero per&ograve; capace di tradurlo in testi, in quanto non sono granch&eacute; come scrittore: mi mancano i mezzi narrativi per raccontare. In questi mesi ho scoperto il significato di mice (acronimo di milieu, inquiry, character, event), il payoff, come si scrivono i dialoghi, l'arco dell'eroe... on writing di Stephen King, Story, Dara Marks e molto altro.&nbsp;Prendete quindi questo piccolo raccontino (un allegato all' [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title">Per tanto tempo ho letto e mi sono interessato di folclore e mitologia. Non ero per&ograve; capace di tradurlo in testi, in quanto non sono granch&eacute; come scrittore: mi mancano i mezzi narrativi per raccontare. In questi mesi ho scoperto il significato di mice (acronimo di milieu, inquiry, character, event), il payoff, come si scrivono i dialoghi, l'arco dell'eroe... on writing di Stephen King, Story, Dara Marks e molto altro.&nbsp;<br />Prendete quindi questo piccolo raccontino (un allegato all'amaro per il Natale 2025) per quello che &egrave;: un esercizio da dilettante. Tutto sommato, mano a mano che studio e leggo per hobbu e per passione mi rendo conto che i miei gusti e criteri di valutazione cambiano in continuazione. Si adattano, si affinano. E cos&igrave; quello che mi sembrava sufficiente ora mi sembra un po' meno adeguato.<br /><span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp; &nbsp;&nbsp;</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> </span><span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp;&nbsp; &nbsp;</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> </span><span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp;&nbsp; &nbsp;</span> <span style="color:#000000; font-weight:400"><br /><br />INSIEME NEL BOSCO</span><span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp;&nbsp; &nbsp;</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> </span><span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp;&nbsp; &nbsp;</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> </span><span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp;&nbsp; &nbsp;</span><br /> <span style="color:#000000; font-weight:400">L&rsquo;acqua del torrente, che le bagnava per prime le spalle e i lunghi capelli neri, scorreva poi sul bacino flessuoso da serpente d&rsquo;acqua. L&rsquo;Ag&agrave;na era rimasta incastrata fra le rocce; prov&ograve; per l&rsquo;ennesima volta a liberarsi dalla morsa tagliente della pietra e si graffi&ograve;, incastrandosi pi&ugrave; a fondo.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">L&rsquo;acqua si macchi&ograve; di rosso, per poi tornare subito limpida. Spaventata, Agata si ferm&ograve;; aveva gi&agrave; provato a liberarsi e a chiedere aiuto alle sorelle, che giocavano e ridevano nella pozza sottostante. L&rsquo;avevano ignorata tutte le volte.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Ma lei era testarda e non voleva cedere: tent&ograve; ancora e sent&igrave; solo la roccia appuntita lacerarle sotto le squame sottili. Sua madre avrebbe voluto che lei, la pi&ugrave; giovane, fosse capace di cavarsela da sola nel bosco, dove solo i pi&ugrave; forti meritano di sopravvivere.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Stremata e avvilita da quella situazione, cacci&ograve; un urlo. Ma se ne pent&igrave; subito.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Nello stesso istante la terra trem&ograve;. Non era qualcuno che stesse correndo in suo aiuto: erano i passi del gigantesco Orcul, che passava poco distante. Lei trattenne il respiro, angosciata, e chiuse gli occhi per non gridare alla vista di quel volto mostruoso. Quegli immensi piedi erano tanto forti da indebolire le radici degli alberi a ogni passo e aprire ferite profonde al suolo, alle rocce e ai monti.&nbsp;</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Anche per questo, al suo arrivo, tutte le creature del bosco si erano dileguate all&rsquo;istante, e cos&igrave; avevano fatto le Ag&agrave;ne l&agrave; sotto. Solo Agata era rimasta, costretta ad ascoltare quei passi sempre pi&ugrave; vicini: ora stava gi&agrave; tornando indietro, proprio come un animale irrequieto. Forse aveva fame: ne aveva sempre. Ma lui non poteva vederla: il crepaccio che la imprigionava, allo stesso tempo la nascondeva. Lei sent&igrave; il suo respiro rauco per la corsa e credette, per un istante, che si fosse fermato in agguato per scovare del cibo tra le ombre. Invece si allontan&ograve; di nuovo, lasciando dietro di s&eacute; solo il rimbombo della terra che tremava. Il rumore si spense e all&rsquo;istante il bosco riprese a respirare: persino la luce del giorno si fece pi&ugrave; vivida. Agata raddrizz&ograve; le spalle doloranti e si distese nel proprio nascondiglio. Poi guard&ograve; oltre il bordo della crepa, sicura di essere sola.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Invece non lo era.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Appena sopra di lei un esserino alto poco pi&ugrave; di due palmi, con un abito e un cappello rosso sgargiante, la stava fissando, incuriosito. Agata si ritrov&ograve; a capofitto dentro i pensieri di quello Sbilf, senza averci neppure tentato. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Cosa ci faceva quell&rsquo;Ag&agrave;na, l&igrave;?</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Lui si sentiva incline a qualsiasi scherzo pensasse divertente, anche se a volte un po&rsquo; troppo pesante. Solo gli uomini sciocchi, chiamandolo Sbilf, intendevano qualcosa di diabolico: lui in realt&agrave; era solo eternamente annoiato.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Prov&ograve; a sorridergli.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">&ldquo;Io non riesco pi&ugrave; a muovermi. Puoi trovare qualcuno che mi aiuti?&rdquo; gli sussurr&ograve; arrossendo, tanto le costava ammettere di essere indifesa.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">L&rsquo;altro inclin&ograve; appena il capo e schizz&ograve; via, senza nemmeno risponderle. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Forse all&rsquo;ultimo momento ha fatto un cenno? Oppure &egrave; scappato via, per i fatti suoi? </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Si chiese lei. Era stato troppo veloce perch&eacute; ne fosse certa. Agata non poteva far altro che aspettare in silenzio e sperare che l&rsquo;Orcul non le passasse di nuovo troppo vicino. Trem&ograve;, ma non era per il freddo: era perch&eacute; il folletto l&rsquo;aveva lasciata di nuovo sola.<br /><br /></span> <br /> <span style="color:#000000; font-weight:400">In un&rsquo;altra zona del bosco un giovane uomo camminava da solo, con le suole che scricchiolavano sul pietrisco e, in lontananza, il mormorio di un ruscello. Ivan aveva lasciato la macchina alle prime luci dell&rsquo;alba, quando ancora l&rsquo;aria frizzante della notte accorciava il respiro. Nello zaino aveva tutto l&rsquo;occorrente: un thermos di caff&egrave; caldo, il cambio di vestiti e l&rsquo;immancabile coltellino da funghi. Ai piedi calzava un paio di scarpe sformate, allacciate ben strette. Non serviva altro per un&rsquo;uscita di mezza giornata. La solitudine nel bosco non solo lo aiutava a pensare, ma lo faceva sentire a suo agio, visto che non lo era quasi mai in citt&agrave;. Per questo non gli importava di stringere in mano un cestino ancora vuoto, dopo ore di cammino. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">A volte un vento freddo notturno</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">&nbsp;soffia nel sottobosco e pu&ograve; capitare di non trovare nulla</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, concluse tra s&eacute; rassegnato. In quell&rsquo;istante, quando aveva ormai gi&agrave; deciso di tornare indietro, scorse un improvviso bagliore rosso, poco oltre il sentiero. Si ferm&ograve;, eccitato.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Si era sbagliato? </span><span style="color:#000000; font-weight:400">No</span><span style="color:#000000; font-weight:400">. Spostandosi con cautela lo vide ancora. Se quello fosse stato un ovolo malefico, poteva essere che vicino ci fossero dei porcini: </span><span style="color:#000000; font-weight:400">crescono sempre assieme</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, riflett&eacute;. Oltrepass&ograve; il margine del sentiero e si avvicin&ograve;, cercando di non ruzzolare gi&ugrave;, visto che l&rsquo;erba fradicia d&rsquo;acqua era scivolosa. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Buon segno</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, </span><span style="color:#000000; font-weight:400">dove c&rsquo;&egrave; acqua nel terreno pu&ograve; esserci qualcosa</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, si disse. Non si era sbagliato: vicino al grosso fungo a puntini bianchi vedeva gi&agrave; un profilo tondeggiante d&rsquo;un enorme porcino, mezzo nascosto tra foglie morte. E dove ce n&rsquo;era uno, di sicuro dovevano essercene altri. Non sarebbe tornato a casa a mani vuote.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Ma all&rsquo;improvviso l&rsquo;ovolo si mosse: il cappello del fungo era il berretto di una piccola creatura agile. Al posto del gambo c&rsquo;era un corpo sottile vestito con una giacchetta e delle braghette rosse, sbiadite dalla luce del sole. Quello guizz&ograve; verso il porcino vicino, lo afferr&ograve; in un baleno e si ferm&ograve; a guardare Ivan, con aria di sfida. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Cos&rsquo;era? Uno gnomo? Un folletto? Un&rsquo;allucinazione?</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Non era di certo pi&ugrave; alto del fungo che teneva tra le mani.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">&ldquo;Dove credi di andare? L&rsquo;ho visto prima io!&rdquo; protest&ograve; Ivan. La creatura per tutta risposta si gir&ograve; e corse via, cos&igrave; rapida da lasciare dietro di s&eacute; solo il filo rosso del proprio percorso, sospeso nell&rsquo;aria.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Eh no</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, </span><span style="color:#000000; font-weight:400">non mi scappi, piccolo ladro!</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Pens&ograve; Ivan e lo insegu&igrave; a rotta di collo. Quel fungo era suo. Anche se correva il rischio di inciampare a ogni falcata, lo voleva subito indietro. Ma quella creatura era molto pi&ugrave; veloce di lui. Faticava a starle dietro. Anche per questo, forse, il folletto si fermava di tanto in tanto, guardandosi alle spalle: si assicurava che l&rsquo;umano lo stesse sempre seguendo. E proprio quando lo vedeva arrivargli sopra guizzava poco oltre, al di fuori della sua portata. Era frustante. Ogni volta che ripartiva, per&ograve;, si inoltrava poi nel bosco pi&ugrave; fitto, dove la luce veniva gi&agrave; meno. Ma Ivan non si dava per vinto: non lo preoccupavano le storie narrategli da bambino, in cui piccoli spiriti del bosco amano far perdere gli uomini. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Gliel&rsquo;avrebbe fatta vedere lui a quello!</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Avanzava rapido nel sottobosco umido, saltando le radici affioranti, mentre il terreno bagnato attutiva il tonfo dei suoi passi. Non si era reso conto di essersi gi&agrave; perso.<br /><br /></span> <br /> <span style="color:#000000; font-weight:400">Agata avvert&igrave; un rumore e alz&ograve; la testa verso il cielo. Nei suoi occhi chiari si riflettevano le nubi dense. Tutt&rsquo;attorno il bagliore sotto le nuvole basse prese una tinta metallica. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Era di nuovo l&rsquo;Orcul</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, pens&ograve; lei: ormai si sentiva perduta. Curv&ograve; le spalle, rassegnata.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Il mostro crudele attraversava con cautela il bosco l&igrave; accanto, mentre attorno alla radura un vento teso piegava al terreno le cime degli alberi pi&ugrave; alti. Lei cap&igrave; subito che stava ancora cercando del cibo e si strinse pi&ugrave; che poteva alle rocce che la circondavano, respirando il meno possibile. Anche l&rsquo;Orcul, dopo aver corso, tratteneva il fiato pesante: si aspettava che una forza pi&ugrave; grande si abbattesse sul bosco. E sentiva meglio di chiunque altro quello che si stava preparando dentro quelle nubi scure, lass&ugrave;. Se avesse voluto avrebbe potuto farsi pi&ugrave; grande. Cos&igrave; grande da forare quelle nuvole e disperderle. Ma non lo fece: aveva troppa fame. E quelle, cariche di tempesta, si aprirono, rovesciando a terra la prima cortina di pioggia. Proprio allora Agata si trov&ograve; proiettata a forza nei pensieri della creatura famelica. Quello era il suo dono, ma anche la sua maledizione.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Con disgusto sent&igrave; il proprio dispiacere per dover lasciar perdere quella preda facile. Aveva sentito e riconosciuto il suo odore nella crepa rocciosa, laggi&ugrave;. E con un solo dito avrebbe potuto stanarla e divorarla in un attimo. Ma non ne aveva il tempo: quella pioggia non gli piaceva, doveva scappare da l&igrave; prima che fosse troppo tardi.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Per un istante Agata sent&igrave; fuori dalle sue gigantesche membra un tuffo al cuore: era lei quella preda! E la fame terribile che ora le pulsava dentro, scuotendola tutta, non era la sua: apparteneva all&rsquo;Orcul.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Ma lui sapeva. La fame, in confronto al terrore per chi stava per arrivare da quelle nuvole, era una cosa da nulla. Lass&ugrave; si nascondeva una creatura ben pi&ugrave; vorace di lui e non voleva averci proprio nulla a che fare. Volt&ograve; le spalle alla crepa e scapp&ograve;, terrorizzato. La terra stavolta trem&ograve; con maggior potenza mentre i suoi pensieri svanivano dalla mente di Agata. Le tempie le pulsarono di dolore, come in un&rsquo;eco distante. Emise un gemito di impotenza che nessuno ud&igrave;: era viva, ma ancora prigioniera.<br /><br /></span><br /> <span style="color:#000000; font-weight:400">Intanto Ivan, proprio l&igrave; vicino, non riusciva pi&ugrave; a seguire lo Sbilf. A ogni passo correva il rischio di inciampare e cadere, rompendosi l&rsquo;osso del collo. Ruzzol&ograve;, senza rompersi nulla per puro caso. Aveva iniziato a piovere forte ormai, l&rsquo;acqua fitta che filtrava attraverso le foglie, inzuppandolo da capo a piedi. Finalmente il folletto si era fermato. Stava l&agrave; davanti, sempre a debita distanza. L&rsquo;uomo non capiva perch&eacute; si comportasse in quel modo: del resto le azioni delle creature fatate non hanno senso per gli umani.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Indispettito, Ivan si rivolse alla creatura. &ldquo;Perch&eacute; non vuoi farti prendere?&rdquo; gli grid&ograve;.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Lo Sbilf in tutta risposta sollev&ograve; il fungo tra le mani, per farglielo vedere meglio. Era perfetto. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Prendimi se ci riesci</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, nient&rsquo;altro che una sfida. Ivan cerc&ograve; di rialzarsi per agguantarlo, ma scivol&ograve; e cadde di nuovo nel fango scivoloso, mentre l&rsquo;altro si portava, per l&rsquo;ennesima volta, appena fuori dalla sua portata, rispondendogli con una risata sottile, in mezzo a scrosci della pioggia. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">O se l&rsquo;era solo immaginato?</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> A terra con le ginocchia doloranti, Ivan si sent&igrave; uno stupido per essere caduto in quella trappola. Non solo si era perso, ma si era fatto prendere in giro fin dall&rsquo;inizio. Avanz&ograve; carponi verso di lui, e quando lo raggiunse, quello spar&igrave;.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Ivan si lasci&ograve; cadere a terra, esausto, girandosi per guardare il cielo. Le nuvole avevano colore e forma che non gli piacevano per nulla. Si rimise carponi e diede un&rsquo;occhiata attorno. Era in una radura ora. Davanti c&rsquo;era un ruscelletto che si gettava in una fessura rocciosa, per poi scendere a valle. Non sapeva pi&ugrave; come tornare indietro da l&igrave;: poteva solo avanzare. Per questo si avvicin&ograve; incuriosito, chiedendosi se il folletto si fosse nascosto in quella spaccatura, appena a portata di mano. Si affacci&ograve;, pronto a prenderlo di sorpresa.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Solo che l&agrave; dentro non c&rsquo;era lo Sbilf: in mezzo all&rsquo;acqua vide una creatura molto pi&ugrave; grande, tutta ricoperta di fango. Pens&ograve; subito a un animale, ma non appena cerc&ograve; di metterlo a fuoco, riconobbe una ragazza, incastrata tra le rocce. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">O almeno lo sembrava dietro tutto quel fango.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400"><br /><br /><br />Agata lo fiss&ograve; stupita. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Cosa ci faceva quell&rsquo;umano, in mezzo al bosco?</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Lui ricambi&ograve; lo sguardo ma quando s&rsquo;accorse che lei era nuda sino alla cintola, sotto tutto quel fango, arross&igrave;. Solo che l&rsquo;imbarazzo si trasform&ograve; in stupore e quando si accorse che l&rsquo;altra met&agrave; del corpo era ricoperta di squame, in terrore. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Cos'era quella creatura? Un&rsquo;Ag&agrave;na</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, realizz&ograve; d&rsquo;istinto.&nbsp;</span><span style="color:#000000; font-weight:400">Lei lo guard&ograve; e mormor&ograve; qualcosa, ma lui non cap&igrave;. Lei emise subito un verso frustrato. Universale. Forse non parlavano la stessa lingua, o piuttosto il rumore della pioggia era diventato troppo forte. Nessuno dei due, al momento, capiva l&rsquo;altro. Ed entrambi non si accorsero delle nubi che scendevano veloci verso di loro. Troppo veloci.</span> <span style="color:#000000; font-weight:400">Agata sollev&ograve; lo sguardo e lo incroci&ograve; con quello dell&rsquo;uomo incredulo, appena sopra di lei. Avrebbe dovuto scappare terrorizzato e invece rimaneva a fissarla, istupidito. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Se il folletto aveva fatto in modo che l&rsquo;umano la trovasse, doveva pur esserci qualcosa di speciale in lui</span><span style="color:#000000; font-weight:400">. Lei fece ci&ograve; che sapeva fare meglio per capirlo: tent&ograve; di entrare a forza nei suoi pensieri. Ma non ci riusc&igrave;: era come sbattere contro una parete di sassi e rimbalzare indietro. Le faceva anche male, dentro. Gli parl&ograve; allora, sperando di sfiorare il suo intuito, visto che non aveva accesso ai suoi pensieri.</span> &nbsp;<span style="color:#000000; font-weight:400">&ldquo;Aiutami a liberarmi da qui,&rdquo; lo preg&ograve;.</span> &nbsp;<span style="color:#000000; font-weight:400">Lui scosse il capo: non riusciva proprio a capirla.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Dietro le spalle di Ivan Agata not&ograve; il folletto che ora li osservava interessato. Sembrava stesse aspettando che accadesse qualcosa. Nella radura cal&ograve; l&rsquo;oscurit&agrave; e la pioggia fredda si rafforz&ograve;, tramutandosi subito in grossi chicchi di grandine che non solo non permettevano di vedere al di l&agrave; di un palmo. Li martellavano. Il ghiaccio riscosse Ivan che, d&rsquo;istinto, tese una mano verso di lei. Aveva dimenticato di avere paura.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">&ldquo;Afferrala!&rdquo; le grid&ograve;.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Ma lei rimase ferma: questa volta era lei a non capire le sue intenzioni. Tra loro non c&rsquo;era sintonia. Solo, si trovavano entrambi nel cuore stesso del vortice che ora sollevava le foglie da terra e le sbatteva gi&ugrave;, instancabile. Vedendo che lei stava immobile, Ivan allora l&rsquo;afferr&ograve; e la tir&ograve; a s&eacute; per il polso: era liscio e freddo come acqua di ruscello. Lei non si irrigid&igrave; e non si divincol&ograve;, ma lo stratton&ograve; a sua volta con forza, trascinandolo inerme gi&ugrave; fra le rocce.<br /><br /></span> <br /> <span style="color:#000000; font-weight:400">In quello stesso istante la Tempesta dall&rsquo;alto spieg&ograve; le proprie ali nere e punt&ograve; dritta su di loro. Prese una forma indistinta e terribile: gli artigli gelidi che divoravano prima le foglie, poi i rami, i tronchi e gi&ugrave; fino alle radici. Parecchi rami caddero sopra Ivan e Agata, ma nessuno li sfior&ograve;; anzi crearono su di loro un intreccio che li protesse. Sembrava che solo una pura coincidenza impedisse che fossero toccati.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Allora la Tempesta ulul&ograve; pi&ugrave; forte e afferr&ograve; il terreno attorno, scuotendolo con violenza. Li pretendeva entrambi per s&eacute;. Scroll&ograve; ancora tutto quanto, ma nemmeno questa volta le riusc&igrave; di afferrarli. Li lasci&ograve; perdere allora, e sconfitta, si mosse per inseguire lo Sbilf che le sfuggiva veloce nella profondit&agrave; di quel poco che rimaneva del bosco. Era infuriata. Ed era proprio quello che lui voleva: nel pi&ugrave; fitto di quel che rimaneva del bosco, dove aveva un po&rsquo; meno potere, la Tempesta perse le proprie forze e svan&igrave; nell&rsquo;inganno.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">L&rsquo;uomo sent&igrave; l&rsquo;Ag&agrave;na stringerlo pi&ugrave; forte, mentre l&rsquo;aria e il terreno cessavano all&rsquo;improvviso di tremare attorno a loro. In quell&rsquo;istante Agata and&ograve; pi&ugrave; a fondo e frug&ograve; disperata nel muro che le opponeva la mente dell&rsquo;uomo, trovando infine una crepa. La allarg&ograve; in un varco e ci si tuff&ograve; d&rsquo;istinto, perdendosi in quelle emozioni ed esperienze. Vi cercava un brandello di coraggio. Trov&ograve; molto altro: Ivan che si rilassava contro la stretta, incredulo, e intanto percepiva a sua volta un mondo che aveva sempre rifiutato esistesse. Vivo. Reale. Tra le sue braccia.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Ivan si riscosse. Ora sentiva meglio le cose del mondo: ordinarie e straordinarie. Erano vere, palpabili. Si sciolse piano dall&rsquo;abbraccio, insieme impacciato e gi&agrave; molto diverso da prima.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">&ldquo;Spingi sul terreno sotto di te. Usa tutte le tue forze,&rdquo; le disse, sperando lo capisse almeno questa volta. Agata annu&igrave; subito. Qualcosa doveva aver compreso. Cerc&ograve; di fare leva solo con la coda, all&rsquo;inizio. Ma le squame la facevano scivolare ancora pi&ugrave; a fondo, con acqua e fango che non le davano appiglio. Allora us&ograve; le braccia e si spinse su, spostando anche il corpo di lui, che le era sopra. Le cost&ograve; una fatica tale da farla quasi svenire; una fitta di dolore, mai provato prima, la riscosse: la attraversava da parte a parte, dalla punta della coda in su. Non ci bad&ograve;: la tempesta che ora si agitava in lei esigeva che cos&igrave; fosse. Per liberarsene spinse ancora con forza e usc&igrave; dal crepaccio. Con lei port&ograve; in salvo anche l&rsquo;uomo.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Si scost&ograve; dalla crepa e si trov&ograve; accovacciata su quelle due sottili estremit&agrave; che acquistavano forma e forza, tese contro il terreno. Non pi&ugrave; flessuose, ma rigide, tranne che in fondo, dove ora sentivano il fango freddo. Era nella radura, vicino al torrente. E non si riconosceva pi&ugrave;. Aveva la sensazione di aver perso e preso qualcosa nell&rsquo;istante in cui aveva stretto quell&rsquo;uomo a s&eacute;. Ora sapeva il suo nome: Ivan.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Tutt&rsquo;attorno a loro c&rsquo;era solo il vuoto silenzio della devastazione. Sopra di loro il cielo era tornato limpido, privo di nubi. Ma sotto una forza immane aveva provocato la distruzione. In quell&rsquo;istante riaffior&ograve; in lei la reminescenza di quella forza antica, padrona degli elementi. Erano sopravvissuti a Vaia la Tempesta, al suo percorso a battito d&rsquo;ala, lungo il quale gli artigli avevano lacerato in profondit&agrave; il terreno. Trem&ograve; per la comprensione e anche per il sollievo di essere ancora viva.</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Grazie al folletto la Tempesta li aveva risparmiati?</span> <br /><span style="color:#000000; font-weight:400">Ivan e Agata erano seduti l&rsquo;uno di fronte all&rsquo;altra. Sopravvissuti. Eppure Ivan in quel momento non vedeva lei, ma si guardava sdoppiato attraverso i </span><span style="color:#000000; font-weight:400">suoi</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> occhi. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Com&rsquo;era possibile?</span> &nbsp;<span style="color:#000000; font-weight:400">Incredulo allung&ograve; il braccio: non voleva toccare, ma capire. Lei tremol&ograve; e divenne poco pi&ugrave; che traslucida. Poi svan&igrave; del tutto. Ivan rimase solo, con la sensazione che il tocco non fosse avvenuto solo perch&eacute;, desiderandolo, ne aveva dubitato. Gemette, sentendosi svuotato. Poco dopo si alz&ograve; in piedi e si guard&ograve; intorno. Era di nuovo solo: le gambe tremavano ed era bagnato fradicio. Eppure si mise in cammino verso l&rsquo;auto; il vuoto l&igrave; attorno lasciava ora intravedere i paesi nel fondovalle: li riconobbe e cap&igrave; all&rsquo;istante quale fosse la direzione giusta per tornare alla macchina. Pi&ugrave; andava avanti per&ograve;, pi&ugrave; rallentava. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Poteva aver sognato quello sguardo e le braccia che lo stringevano disperate, cercando aiuto?</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Una stretta al petto gli fece intuire di aver dimenticato qualcosa nella radura dietro di lui. Avrebbe voluto tornare indietro e cercare di recuperarla, ma non sapeva pi&ugrave; nemmeno cosa fosse di preciso. Scosse la testa. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Le Ag&agrave;ne e gli Sbilf non esistono</span><span style="color:#000000; font-weight:400">, si disse, per convincersi che era stata tutta un&rsquo;allucinazione. Doveva resistere e tornare con i piedi per terra, tutto qui. Eppure continuava a ripetere tra s&eacute; quel nome sconosciuto: </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Agata. Perch&eacute; proprio quello?</span><span style="color:#000000; font-weight:400"> Era certo di non averlo mai sentito prima. Alla fine riusc&igrave; ad allontanarsi solo a fatica.<br /><br /><br /></span><span style="color:#000000; font-weight:400">Il folletto seguiva quell&rsquo;uomo a distanza, tenendo ancora il porcino tra le mani. Se lo pass&ograve; con noncuranza fra le dita, mutandolo di nuovo in sasso levigato e lo lasci&ograve; scivolare in una delle tasche, con un sorriso soddisfatto. L&rsquo;illusione era stata utile. Gli rimaneva solo un&rsquo;ultima cosa da fare. Srotol&ograve; dietro di s&eacute; una sorta di filo rosso, come una traccia da seguire: non per l&rsquo;umano sciocco e confuso. Era per Agata, per quando, presto, avrebbe capito. Gli esseri umani erano convinti che se uno di loro pesta le impronte lasciate da una creatura fatata, sia destinato a perdersi nel suo mondo.&nbsp;</span> &nbsp;<span style="color:#000000; font-weight:400">Non sempre e non nel modo in cui lo immaginavano.</span> <br /><br /><br /> <span style="color:#000000; font-weight:400">Agata rimaneva ancora invisibile: il solo pensiero che Ivan la potesse vedere ora, nuda com&rsquo;era, la faceva star male. Strano, prima non le sarebbe importato. Doveva procurarsi una di quelle strane stoffe con le quali quegli umani si ricoprivano. Intanto la mutazione nel suo corpo si completava. I primi passi instabili erano via via pi&ugrave; facili, a mano a mano che imparava quel nuovo equilibrio. Si teneva su gambe affusolate e piedi pallidi, dalle dita sporche di fango. </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Lei ora cos&rsquo;era? </span><span style="color:#000000; font-weight:400">Seguendo la traccia dello Sbilf riviveva l&rsquo;abbraccio con Ivan: aveva preso molte cose da lui, stringendolo, compreso il suo linguaggio. Ora, per esempio, poteva pronunciare il suo nome. Lo fece sottovoce e con le dita sfior&ograve; le labbra, sentendo attraverso i polpastrelli un calore nuovo. Adorava quella sensazione. Dovunque e per quanto lontano la stesse portando via dal bosco, lei lo avrebbe seguito. A ogni passo gli era pi&ugrave; vicina. E proprio all&rsquo;ultimo poggi&ograve; i piedi scalzi nelle orme che l&rsquo;uomo aveva appena lasciato nel fango.<br /><br /><br /> Il folletto ritir&ograve; il filo per l&rsquo;ultima volta: non serviva pi&ugrave;.&nbsp;</span>  <span style="color:#000000; font-weight:400">Agata aveva appena trovato la propria strada. </span><br></h2>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La narrazione di Paolo Paron e i Cramars]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/la-narrazione-di-paolo-paron-e-i-cramars]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/la-narrazione-di-paolo-paron-e-i-cramars#comments]]></comments><pubDate>Mon, 06 Jan 2025 09:55:08 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/la-narrazione-di-paolo-paron-e-i-cramars</guid><description><![CDATA[       Lo scorso sabato abbiamo assistito al racconto di Paolo Paron sulle tradizioni del Nostro Friuli, attraverso la narrazione di piccole storie che fanno parte del vissuto popolare. Ascoltando quelle storie, mi sono reso conto di essere a conoscenza di cose che molti ignorano, e questo mi dispiace molto. Da qualche parte ho letto che un popolo senza passato &egrave; anche un popolo senza futuro: &egrave; indispensabile conoscere le proprie radici per capire dove dobbiamo andare, e non solo p [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://amardeclevo.weebly.com/uploads/2/0/9/1/20913578/crassigne_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Lo scorso sabato abbiamo assistito al racconto di Paolo Paron sulle tradizioni del Nostro Friuli, attraverso la narrazione di piccole storie che fanno parte del vissuto popolare. Ascoltando quelle storie, mi sono reso conto di essere a conoscenza di cose che molti ignorano, e questo mi dispiace molto. Da qualche parte ho letto che un popolo senza passato &egrave; anche un popolo senza futuro: &egrave; indispensabile conoscere le proprie radici per capire dove dobbiamo andare, e non solo per una sorta di romantica nostalgia, ma per lasciare un'eredit&agrave; di conoscenza alle generazioni future.<br /><span></span>Pochi per esempio conoscono la storia dei Cramars. Alcuni li hanno sentiti nominare, ma pochi si rendono conto dell'importanza che abbiano avuto. <br />Poich&eacute; ho letto molte cose sull'argomento ed altre me le hanno raccontate, vorrei comunicarvele, non con l'intenzione di essere prolisso n&eacute; con la presunzione di coprire tutti gli argomenti. Il mio desiderio sarebbe quello di darVi un'infarinatura e magari suscitare in Voi il desiderio di approfondire. Se avete dubbi, potete contattarmi o lasciare un commento a questo post del blog.<br><br /><span></span>I Cramars erano una sorta di "vu cumpr&agrave;" della Carnia. All'inizio del <strong>'</strong>600, in Carnia le persone comuni possedevano diversi fazzoletti di terra qui e l&agrave;, ma sia la consistenza economica di quei terreni che la resa alimentare di questi terreni erano abbastanza scarne. In parole povere, da quei terreni non si riusciva a tirar fuori il necessario con cui vivere. Perch&eacute;? In Carnia esiste un fenomeno chiamato "innalzamento dei limiti altimetrici". In parole povere, ad un'altitudine di 1500 metri sulle montagne della Carnia possono sopravvivere piante che in genere vivono a 200 metri di altitudine pi&ugrave; in alto, e quindi a 1700 metri <strong>non riescono a crescere</strong>. In parole povere, fa troppo freddo per coltivare.<br><br /><span></span>Fu cos&igrave; che quei Carnici dettero in pegno i propri terreni (inutilizzabili a scopo di produzione alimentare) e con i soldi ottenuti comprarono le spezie che provenivano dalla "vicina" Venezia. A quei tempi, Venezia era all'apice della propria potenza commerciale e la potente flotta di navi (costruita con i boschi banditi della Carnia) faceva la spola con i paesi orientali per il commercio delle spezie (cannella, macis e molto altro). I Cramars (parola derivante da <em>Kr&auml;mer</em>, ovvero speziale) attraversavano i passi montani prima dell'autunno e dell'inverno, con una sorta di zaino da spalla costituito da una cassettiera contenente le spezie (ma anche altri materiali come i tessuti), e andavano a rivenderli in Austria e Germania. La primavera successiva, al disgelo della neve, con i passi montani nuovamente percorribili, tornavano a casa con lo zaino da spalla (crassigne) quasi vuoto e con il denaro guadagnato oltralpe dai loro commerci.<br><br /><span></span>Molti morirono durante questi viaggi: l'attraversamento dei passi montani non era uno scherzo. Accadevano diversi incidenti in montagna, oppure si poteva essere attaccati dai banditi, c'erano le malattie... Nella toponomastica del territorio, ovvero nei nomi dei luoghi, rimane traccia dei percorsi dei Cramars (alcuni posti sono soprannominati <strong>"Sella dei Cramars"</strong>, a indicare che di l&igrave; avveniva il passaggio prima dell'inverno e in primavera).<br><br /><span></span>Altri invece fecero fortuna e, non dimenticando le proprie origini, riportarono le ricchezze ottenute in patria, dove costruirono solide case in pietra, piccole chiese nei paesi ormai sperduti con all'interno preziose pale d'altare e opere d'arte. Su alcune di queste case o chiese vi sono i simboli dei Cramars o scritte di devozione e ringraziamento.<br><br /><span></span>Una leggenda narra che, con i residui di spezie rimasti nella crassigne al ritorno in patria, le donne, aggiungendo le erbe del luogo, realizzassero i Cjarsons, ovvero un piatto per i giorni di festa, anche per festeggiare il ritorno degli uomini dopo il lungo inverno. Ecco perch&eacute; ogni posto in Carnia ha una ricetta diversa per i Cjarsons.<br><br /><span></span>Sperando di averVi incuriosito, alla prossima.<br><br /><span></span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il caso]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/il-caso]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/il-caso#comments]]></comments><pubDate>Sat, 29 Jul 2023 14:18:44 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/il-caso</guid><description><![CDATA[       Nell'Ayurveda (la scienza della Vita, letteralmente) nulla avviene per caso, ma tutto quello che capita nella vita di ciascuno di noi &egrave; il risultato di una maturazione degli eventi che si concatenano gli uni agli altri. E' in questo modo quindi che delle apparenti casualit&agrave; in realt&agrave; sembrano manovrate da una sequenza di eventi la cui probabilit&agrave; &egrave; risibilmente infinitesimale.Tante volte nella mia esistenza mi &egrave; capitato di collegare degli eventi  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://amardeclevo.weebly.com/uploads/2/0/9/1/20913578/330269240.jpg" alt="Picture" style="width:100%;max-width:1060px" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Nell'Ayurveda (la scienza della Vita, letteralmente) nulla avviene per caso, ma tutto quello che capita nella vita di ciascuno di noi &egrave; il risultato di una maturazione degli eventi che si concatenano gli uni agli altri. E' in questo modo quindi che delle apparenti casualit&agrave; in realt&agrave; sembrano manovrate da una sequenza di eventi la cui probabilit&agrave; &egrave; risibilmente infinitesimale.<br />Tante volte nella mia esistenza mi &egrave; capitato di collegare degli eventi che ho vissuto e capire che chiss&agrave; per quale motivo si erano verificate delle cose irrealizzabili, nella stessa stanza e nello stesso momento si erano concentrati dei coacervi di impossibilit&agrave; da far venire i capelli dritti. Non so se come nell'Ayurveda noi siamo dei frutti maturi che sono destinati prima o poi a venire a contatto o a conoscenza con delle verit&agrave; o con delle illuminazioni che ci guidano per il resto delle nostre vite.<br />Piuttosto credo che ci siano degli eventi che ci segnano profondamente e che determinano, nelle nostre reazioni, chi e cosa saremo o chi e cosa NON saremo.&nbsp;<br />In questa filosofia spicciola appare difficile cercare dei riferimenti: non c'&egrave; ragione, non c'&egrave; emozione, non c'&egrave; valore che effettivamente possa guidarci in ogni piccolo episodio delle nostre vite, ma dobbiamo sempre imparare a mutare con il corso degli eventi. Dobbiamo di quando in quando adattarci, resistere, arretrare, spostarci di lato per non venire investiti. E non tutti sono cos&igrave; fortunati da sopravvivere.</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il cerchio dell'eterno ritorno.]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/il-cerchio-delleterno-ritorno]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/il-cerchio-delleterno-ritorno#comments]]></comments><pubDate>Fri, 18 Jun 2021 21:19:51 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/il-cerchio-delleterno-ritorno</guid><description><![CDATA[       Credit: la splendida foto &egrave; opera del Sign. Adriano Amerighi.Sabato scorso, assieme ad un amico, mi sono recato a Sgonico, al giardino botanico la Carsiana. Potrei dire molte cose amare, ma preferisco raccontarVi com'&egrave; nato quello splendido giardino di 5mila mq. Un farmacista, un collega, appassionato di botanica, compr&ograve; una casa ed un terreno sul Carso. In mezzo a quel terreno c'&egrave; addirittura una dolina (profonda almeno 40 metri mi pare di ricordare). In quest [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://amardeclevo.weebly.com/uploads/2/0/9/1/20913578/199951071-2936209406646390-4023553820004566661-n_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br /><br /><br /><br />Credit: la splendida foto &egrave; opera del Sign. Adriano Amerighi.<br /><br />Sabato scorso, assieme ad un amico, mi sono recato a Sgonico, al giardino botanico la Carsiana. Potrei dire molte cose amare, ma preferisco raccontarVi com'&egrave; nato quello splendido giardino di 5mila mq. Un farmacista, un collega, appassionato di botanica, compr&ograve; una casa ed un terreno sul Carso. In mezzo a quel terreno c'&egrave; addirittura una dolina (profonda almeno 40 metri mi pare di ricordare). In questo appezzamento di terreno realizz&ograve;, grazie alla collaborazione di altri, un giardino botanico dove "rappresentare" tutti gli ecosistemi del carso, dall'ambiente marino a quello montano. Ovviamente un lavoro del genere richiese dei profondi lavori di riorganizzazione e perfino opere di veicolazione delle acque per rendere i terreni ospitali a variet&agrave; botaniche che altrimenti difficilmente vi si sarebbero acclimatate. Non pago di questo realizz&ograve; collaborazioni con altre regioni e port&ograve; delle piante non autoctone nel Giardino (in particolare ho avuto modo di osservare una splendida pianta di Pistacia Lentiscum, dalla Sardegna). A distanza di anni l'ideatore di questo lavoro &egrave; morto, la casa &egrave; stata rivenduta a privati ed il Giardino Botanico con la quale comunicava tramite un cancelletto &egrave; stato separato e comprato dalla Provincia &egrave; poi passato in propriet&agrave; alla Regione. Ora &egrave; in gestione a una cooperativa.<br />Stringe il cuore vedere le condizioni in cui &egrave; ridotto ora: in alcune parti l'incuria e l'abbandono la fanno da padrone e ci&ograve; nonostante si capisce fortemente quanto e quale lavoro sia stato fatto negli anni passati. La cooperativa non pu&ograve; essere responsabile di questo abbandono: poche persone non possono prendersi l'impegno di un lavoro ENORME che dovrebbe essere probabilmente fatto con l'appoggio della regione FVG. Il libro delle visite &egrave; pieno di firme di persone da fuori regione. Quelli del luogo e della regione non conoscono questo posto, o pi&ugrave; probabilmente lo ignorano. Pochi gadget venduti all'ingresso dalla cooperativa e il libro di classificazione botanica del Giardino &egrave; stato edito troppi anni fa. Ora &egrave; introvabile, non se ne trovano pi&ugrave; stampe, tranne che in qualche biblioteca sparsa.<br />Peccato perch&eacute; sfogliandone una delle ultime copie ho scorto qualche tavola illustrata ed ovviamente la descrizione del gigantesco lavoro effettuato per realizzare il giardino.<br />Una buona base in pratica per un recupero totale del tesoro botanico in esso contenuto.<br />Magari assieme ad una sistemazione dei parcheggi esterni (un po' di ombra non guasterebbe) e che so un minuscolo baretto per invitare le persone a fermarsi ed assaporare il tesoro che hanno intorno.<br />Magari anche con un po' di rispetto per chi l'ha realizzato.<br />Magari mettendo fine all'ingresso gratuito, visto che ci&ograve; che &egrave; gratis molto spesso viene percepito come senza valore. basterebbe far pagare anche 2 euro a persona. All'estero lo farebbero e sarebbero sempre soldi che andrebbero per il recupero del giardino botanico, magari per pagare un giardiniere in pi&ugrave; o far arrivare nuove piante che sostituiscano quelle che muoiono.<br />Perch&eacute; la foto sopra? Le formiche portano gli afidi sulla pianta perch&eacute; questi ne suggano la linfa, producendo sostanze zuccherine, delle quali le formiche (i pastori degli afidi) sono ghiotte. Ma anche le coccinelle sono ghiotte di afidi. Come dire: tutto &egrave; collegato ed interconnesso. Anche noi.<br />Vi lascio un video Youtube realizzato da un mio collega all'interno del Giardino La Carsiana, con un ospite "inatteso" che dice ovviamente un sacco di sciocchezze. Perdonatemi, ma ero un po' preso da discorsi a braccio. Pertanto:<br />1) l'iperico od erba di San Giovanni si raccoglie al solstizio d'estate;<br />2) la manna dal Frassino avr&agrave; di certo una resa di raccolto superiore all'1%, senn&ograve; in meridione non la raccoglierebbero perch&eacute; antieconomica;<br />3) quel fiore di CERTO non &egrave; la regina delle alpi.<br />E tante altre amenit&agrave;.<br /><br /><br /><br /><br /><br /></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-center"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/iTLNBj0ksmA?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quattro ristoranti in Carnia]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/quattro-ristoranti-in-carnia]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/quattro-ristoranti-in-carnia#comments]]></comments><pubDate>Fri, 12 Jun 2020 11:13:57 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/quattro-ristoranti-in-carnia</guid><description><![CDATA[Finalmente se ne pu&ograve; parlare. Era da Novembre che aspettavo.Ieri sera su Sky &egrave; andata in onda la puntata di quattro ristoranti condotta dallo chef Borghese in Carnia.Ho seguito la puntata verso l'"inesorabile " conclusione.Certe scelte della trasmissione mi sono sembrate un po' fuori luogo, ma tant'&egrave; le trasmissioni televisive richiedono sempre una irrigimentazione in determinate regole "raccogli pubblico". Non ho capito personalmente cosa c'entrasse Sappada con la Carnia, s [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">Finalmente se ne pu&ograve; parlare. Era da Novembre che aspettavo.<br />Ieri sera su Sky &egrave; andata in onda la puntata di quattro ristoranti condotta dallo chef Borghese in Carnia.<br />Ho seguito la puntata verso l'"inesorabile " conclusione.<br />Certe scelte della trasmissione mi sono sembrate un po' fuori luogo, ma tant'&egrave; le trasmissioni televisive richiedono sempre una irrigimentazione in determinate regole "raccogli pubblico". Non ho capito personalmente cosa c'entrasse Sappada con la Carnia, seppure in Friuli e seppur confinanti spicca la differenza culinaria e culturale tra i due luoghi. In Carnia il Fogolar, i cjarsons (mai pronunciati bene dal Borghese che &egrave; arrivato anche a un "Sciarscions" di pronuncia, ma poretto si impegnava, anche se l'ho visto in difficolt&agrave; sul toc in braide!) mentre a Sappada la Stube e i cjarsons con le erbe che contengono dentro il <em>p&egrave;rschtr&ograve;mm&nbsp; </em>o dragoncello (sul quale c'&egrave; un'assodata tradizione germanofila). Insomma le differenze ci sono e si sono viste. Anche per questo mi fa piacere che abbia vinto la Stella D'Oro, perch&eacute; veramente questi sono un ristorante della Carnia, con le vecchie ricette ed un'attenzione particolare alla Carnia.<br />La notizia mi fa per&ograve; ancora pi&ugrave; piacere perch&eacute; tra i quattro ristoranti la Stella D'Oro &egrave; l'unico che ha sempre tenuto l'Amar de Clevo fin dalla nascita dell'amaro. Ci hanno creduto, lo hanno distribuito, hanno continuato a crederci.<br />Quindi non pu&ograve; che farmi piacere il riconoscimento che a loro &egrave; stato dato.<br />L'unico rammarico &egrave; che in trasmissione abbiano brindato con la Leffe piuttosto che con un bicchiere di Amar de Clevo, ma sicuramente saranno state esigenze di trasmissione a dettare tutto ci&ograve;.<br />E poi quante domande avrebbe fatto Borghese sulla parola Clevo e su come si pronuncia? <br />Prosit e un congratulazioni vivissime agli amici della Stella d'Oro.<br /></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-center"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/4-KGWahCIu4?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Volantino Amar de Clevo in Friulan....O!]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/volantino-amar-de-clevo-in-friulano]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/volantino-amar-de-clevo-in-friulano#comments]]></comments><pubDate>Wed, 02 Oct 2019 10:51:45 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/volantino-amar-de-clevo-in-friulano</guid><description><![CDATA[			  			  			 			 			 			 			 [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="wsite-scribd">			  			  			 			<div title="Scribd: leafletriguladotfornet.pdf" id="doc_428413711" style="background-color:#fff"></div> 			 			 			</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Proprietà medicinali dell'originale Amar de Clevo]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/proprieta-medicinali-delloriginale-amar-de-clevo]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/proprieta-medicinali-delloriginale-amar-de-clevo#comments]]></comments><pubDate>Tue, 27 Aug 2019 20:12:30 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/proprieta-medicinali-delloriginale-amar-de-clevo</guid><description><![CDATA[       Oramai chiunque sa la storia dell'Amar de Clevo. Nessuno sa per&ograve; che la bevanda originale da cui deriva (e le cui caratteristiche tramanda e conserva)&nbsp; aveva delle propriet&agrave; particolari, derivanti dalle erbe dalle quali era (ed &egrave;) costituito. L'utilizzo delle erbe nel sapere popolare non era mai casuale, bens&igrave; era il modo di tramandare un insieme di conoscenze empiriche sul territorio. Non ne ho mai fatto molta pubblicit&agrave; perch&eacute; in questi ann [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://amardeclevo.weebly.com/uploads/2/0/9/1/20913578/349512849_orig.jpg" alt="Foto" style="width:100%;max-width:711px" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Oramai chiunque sa la storia dell'Amar de Clevo. Nessuno sa per&ograve; che la bevanda originale da cui deriva (e le cui caratteristiche tramanda e conserva)&nbsp; aveva delle propriet&agrave; particolari, derivanti dalle erbe dalle quali era (ed &egrave;) costituito. L'utilizzo delle erbe nel sapere popolare non era mai casuale, bens&igrave; era il modo di tramandare un insieme di conoscenze empiriche sul territorio. Non ne ho mai fatto molta pubblicit&agrave; perch&eacute; in questi anni ho voluto privatamente approfondire l'argomento. In questi giorni sono riuscito a raccogliere finalmente qualche informazione in pi&ugrave; che ho combinato in un quadro esplicativo riguardante le propriet&agrave; medicinali dell'antica bevanda:<br /><br />++++ Regolazione delle funzioni digestive ed epatiche<br />+++&nbsp;&nbsp; Effetto balsamico, emolliente e lenitivo sulle funzioni della mucosa orofaringea e sul tono della voce<br />++&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rilassamento del sistema nervoso, con particolare attenzione al sistema nervoso enterico (azione spasmolitica)<br />+&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Drenaggio dei liquidi corporei<br /><br />Detto questo &egrave; ovviamente la dose a fare la medicina. Ma le erbe e le loro propriet&agrave; continuano a rimanere, su questo potete scommetterci.<br />Alla prossima.<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sviluppi]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/sviluppi]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/sviluppi#comments]]></comments><pubDate>Sun, 28 Jul 2019 20:44:33 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/sviluppi</guid><description><![CDATA[E' necessario ogni tanto fare il punto della situazione.La produzione del 2019 &egrave; differente da quella del 2017, il colore dell'amaro &egrave; tornato pi&ugrave; chiaro, esattamente come era nella versione originale.&nbsp; Abbiamo deciso cos&igrave;, insieme e con insieme intendo che la cosa &egrave; stata concordata all'interno dell'Academio dai Cjarsons. Un'aggiunta di troppo di caramello aveva portato via parte del profumo dell'amaro che lo contraddistingue rispetto ad altre bevande alc [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">E' necessario ogni tanto fare il punto della situazione.<br />La produzione del 2019 &egrave; differente da quella del 2017, il colore dell'amaro &egrave; tornato pi&ugrave; chiaro, esattamente come era nella versione originale.&nbsp; Abbiamo deciso cos&igrave;, insieme e con insieme intendo che la cosa &egrave; stata concordata all'interno dell'Academio dai Cjarsons. Un'aggiunta di troppo di caramello aveva portato via parte del profumo dell'amaro che lo contraddistingue rispetto ad altre bevande alcoliche in commercio.&nbsp; Quindi se vi accorgerete di una differenza di colore (pi&ugrave; chiaro) &egrave; questo il motivo.<br />Accanto alla bottiglia da 70 cL &egrave; stata fatta produrre la bottiglia da 20 cL. Non &egrave; stato facile : realizzarla ha comportato trovare una bottiglia adatta (con una forma che richiamasse quella pi&ugrave; grande) e fare realizzare delle etichette opportunamente modificate. A parole sembra banale, ma nei fatti non lo &egrave; stato pi&ugrave; di tanto.<br />Per quale motivo?<br />Qualche giorno fa ho messo un sondaggio su facebook, chiedendo la preferenza tra una bottiglia da 70 cL e quella pi&ugrave; piccola. Il sondaggio ha scelto la bottiglia pi&ugrave; grande. E allora perch&eacute; farla lo stesso?<br />Non dimenticate che l'Amar de Clevo &egrave; il prodotto di rappresentanza dell'Academio dai Cjarsons. Un problema che avevamo &egrave; che nei pranzi per le raccolte fondi dell'associazione molti vengono spaventati dall'acquistare una bottiglia grande: non conoscono il prodotto che pu&ograve; non piacere e pertanto la preferenza andrebbe su un taglio pi&ugrave; piccolo e meno "impegnativo". Per questo &egrave; stata realizzata la bottiglia da 20 cL e anche perch&eacute; tra non molti anni &egrave; probabile che Forni Avoltri ospiter&agrave; la riunione nazionale delle confraternite. Difficile regalare a ciascun confratello che parteciper&agrave; all'evento (da qualsiasi parte d'Italia) la bottiglia grande, no? Quindi non pensiate che quanto viene fatto non abbia un suo senso e significato.<br />Veniamo quindi alla questione della rivendita dell'Amar de Clevo. Ciclicamente si pone il problema di dove si possa trovare, problema giustificato dal fatto che purtroppo a Rigolato non risulta pi&ugrave; disponibile. Ho cercato a lungo di risolvere questo problema e penso di aver trovato un buon compromesso: grazie ad un'amica il prodotto &egrave; ora disponibile presso il Market da Gi&ograve; a Sappada (la localit&agrave; sar&agrave; aggiornata sulla mappa come punto di rivendita).<br />Per ora &egrave; tutto.<br />Un saluto.<br />Samuele<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Produzione 2019: lavori in corso]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/produzione-2019-lavori-in-corso]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/produzione-2019-lavori-in-corso#comments]]></comments><pubDate>Wed, 03 Jul 2019 18:56:54 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/produzione-2019-lavori-in-corso</guid><description><![CDATA[In questi mesi sono stato ben zitto, ma non sono stato con le mani in mano. Ormai il meccanismo &egrave; ben rodato ed io mi diverto ad incastrare i pezzi uno con l'altro. In questa cosa risiede la soddisfazione di poter dire: ho fatto qualcosa. E cos&igrave; pian pianino &egrave; giunta al culmine la produzione del 2018 che per&ograve; verr&agrave; etichettata 2019. La burocrazia esige il suo prezzo di tempi ed attese. Questa volta saranno soltanto un migliaio di bottiglie, ma &egrave; una nuov [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">In questi mesi sono stato ben zitto, ma non sono stato con le mani in mano. Ormai il meccanismo &egrave; ben rodato ed io mi diverto ad incastrare i pezzi uno con l'altro. In questa cosa risiede la soddisfazione di poter dire: ho fatto qualcosa. E cos&igrave; pian pianino &egrave; giunta al culmine la produzione del 2018 che per&ograve; verr&agrave; etichettata 2019. La burocrazia esige il suo prezzo di tempi ed attese. Questa volta saranno soltanto un migliaio di bottiglie, ma &egrave; una nuova prova.<br />La differenza sta nel fatto che io e i distillatori abbiamo concordato di tenere le erbe in macerazione molto pi&ugrave; a lungo, prima erano pochi mesi, questa volta &egrave; stato quasi un anno. Dopodich&eacute; mi &egrave; stata chiesta una versione pi&ugrave; piccola della bottiglia dell'Amar de Clevo. Alcuni quando vedono la bottiglia da 70 cl si spaventano, probabilmente pensano che una bottiglia del genere sia difficile da finire.<br />E lo &egrave; certamente. Se la aprite da soli, ve l'assicuro.<br />Provate ad aprirla in compagnia e noterete che si asciuga in fretta.<br />Per i titubanti quindi ho fatto fare la bottiglia da 20 cl (un altro migliaio, quindi niente mille e non pi&ugrave; mille!).&nbsp; Non &egrave; stato facile: ho dovuto trovare e scegliere la bottiglia adatta (che richiamasse esattamente le forme della bottiglia pi&ugrave; grande)&nbsp; e far realizzare nuove etichette proporzionate alle dimensioni. Ovviamente su questo ci siamo consultati in pi&ugrave; teste e anche questo &egrave; positivo: trovarsi dopo un anno e decidere in cinque minuti con pragmatismo cosa fare. Grandi.<br />Alla fine per&ograve; spero di avercela fatta. Stamattina ho mandato l'ok definitivo alla stampa delle etichette (dopo aver concordato la forma tra me, il grafico e la distilleria ovviamente perch&eacute; in queste cose pi&ugrave; teste ci sono che intervengono meno &egrave; possibile sbagliare).<br />Insomma ci siamo. <br />Questo non trascurando il fatto che continuo a lavorare sulla qualit&agrave; delle erbe e sulla scelta futura e presente dei produttori. Non sar&agrave; facile ma &egrave; un mondo piccolo questo e molto spesso si scoprono tesori quasi sotto il proprio naso.<br />A Voi lascio il futuro giudizio di ci&ograve; che abbiamo combinato.<br />Io so soltanto che continuo a divertirmi e quindi si tratta di un ottimo segno: deve piacerti ci&ograve; che fai perch&eacute; la buona volont&agrave; che ci metti finisce anche in quello che realizzi.<br /><br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Parlando a Tarcento]]></title><link><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/parlando-a-tarcento]]></link><comments><![CDATA[https://amardeclevo.weebly.com/blog/parlando-a-tarcento#comments]]></comments><pubDate>Mon, 18 Mar 2019 11:36:37 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://amardeclevo.weebly.com/blog/parlando-a-tarcento</guid><description><![CDATA[Ieri sera sono stato invitato a fare una relazione sull'Amar de Clevo a Tarcento e parlando cos&igrave; alla fine del pi&ugrave; e del meno ho espresso la filosofia del prodotto, ovvero un'idea che mi sta girando in testa e sta prendendo forma negli ultimi mesi. Perch&eacute; &egrave; nato l'Amar de Clevo? Essenzialmente per dare un prodotto di rappresentanza radicato nel e sul territorio all'Academio dai Cjarsons di Forni Avoltri. Quello &egrave; l'obiettivo principale che ha mosso tutto quanto [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">Ieri sera sono stato invitato a fare una relazione sull'Amar de Clevo a Tarcento e parlando cos&igrave; alla fine del pi&ugrave; e del meno ho espresso la filosofia del prodotto, ovvero un'idea che mi sta girando in testa e sta prendendo forma negli ultimi mesi. Perch&eacute; &egrave; nato l'Amar de Clevo? Essenzialmente per dare un prodotto di rappresentanza radicato nel e sul territorio all'Academio dai Cjarsons di Forni Avoltri. Quello &egrave; l'obiettivo principale che ha mosso tutto quanto.<br />E ne &egrave; venuto fuori che per avere un prodotto genuino sarebbe meglio produrlo per quanto possibile con elementi che si trovano SUL territorio, o quantomeno in Italia.<br />Pu&ograve; sembrare strano ma in un mondo globalizzato diventa sempre pi&ugrave; difficile reperire i materiali perch&eacute; ormai si trovano soltanto quelli maggiormente utilizzati, maggiormente economici e non necessariamente genuini o di buona qualit&agrave;.<br />Devi produrre un'erba officinale? Per guadagnare servono almeno 10 ettari. Devi meccanizzare il processo, devi assumere persone che si occupino di togliere le malerbe. Al limite devi pestificare il tutto (per eliminare i parassiti). Devi creare una macchina che guardi al profitto con la minor spesa possibile.&nbsp; E per risparmiare un modo lo trovi sempre.<br />Il Friuli Venezia Giulia e in particolare la Carnia &egrave; un terreno di eccellenza: un polmone verde che concentra delle condizioni uniche e irripetibili per la qualit&agrave; alimentare e del territorio.<br />Il problema per&ograve; &egrave;: ce ne rendiamo conto? Lo valorizziamo? Ci costruiamo qualcosa attorno?<br />No, o almeno non molto.<br />Non &egrave; un problema della sola Carnia, &egrave; un problema comune ed un problema di cultura. Ci&ograve; che non &egrave; economico viene scartato e relegato ai margini. Ci&ograve; che economico lo &egrave; viene massimizzato e incastrato negli ingranaggi del commercio globale dove quella che conta non &egrave; la qualit&agrave;, ma la quantit&agrave;.<br />E invece di qualit&agrave; ce ne sarebbe e tanta sulla quale costruire il futuro.<br />Perch&eacute; il futuro &egrave; nelle piccole persone, nelle piccole idee artigianali, nel fare le cose come una volta. In piccolo, ma con attenzione. In un mondo globalizzato non ci rendiamo conto che l'egemonia del prodotto confezionato finisce per stufare e per non portare nulla di buono.<br />Ieri sera mi hanno chiesto se ogni produzione dell'Amar de Clevo avr&agrave; lo stesso sapore.<br />La risposta &egrave; no ed il motivo &egrave; molto semplice: se andate a raccogliere le erbe di anno in anno (ma anche le comprate) ci saranno gli anni piovosi e quelli soleggiati o siccitosi. E a seconda delle condizioni climatiche le piante si comporteranno in modo differente: saranno meno concentrate negli anni piovosi e pi&ugrave; concentrate in quelli di sole.<br />Il prodotto artigianale varia a seconda degli ingredienti e dei ritmi naturali che non possono e non devono essere necessariamente omologati. L'Academio dei Cjarsons (ed io con Lei) crediamo in questa filosofia dell'alimentarsi e dei prodotti.<br /></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://amardeclevo.weebly.com/uploads/2/0/9/1/20913578/screenshot-2019-04-13-1-facebook-orig_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>